Le pietre del Friuli Venezia Giulia: storie di territorio e di uomini tra architettura, tradizione e leggende. [parte 1]

Castello di Villalta

C’era una volta una bellissima ragazza di nome Ginevra di Strassoldo che quando era ancora fanciulla venne promessa sposa dalla sua famiglia a Federico di Cuccagna. Gli anni passarono, ma quando giunse il tempo delle nozze, Ginevra s’innamorò del conte Odorico di Villalta che aveva conosciuto ad un ballo. Per amore della figlia, il padre della giovane acconsentì al matrimonio con il conte rompendo il patto con i Cuccagna, ma prima che Ginevra potesse raggiungere il maniero del marito, venne fatta prigioniera da Federico che animato dalla vendetta aveva assediato il castello di Villalta costringendo Odorico alla fuga. Sola, in balia del suo aguzzino, Ginevra difese la sua virtù trasformandosi in una statua di marmo.

Il finale di questa travagliata storia d’amore scopritelo visitando il castello che ancora oggi sorge sulla collina morenica di Villalta, protetto da una doppia cerchia muraria e da un bellissimo parco. Noi abbiamo iniziato a narrarvela perché come molte altre della nostra regione si legano alla pietra: un materiale che racconta il territorio non solo dal punto dal punto di vista geologico, ma anche architettonico e culturale. E allora seguiteci in questo piccolo viaggio sulle pietre del Friuli Venezia Giulia e dove trovarle.

Nella classifica dei materiali lapidei autoctoni la Pietra di Aurisina occupa sicuramente una posizione molto alta: protagonista dell’architettura romana e poi di quella rinascimentale, questo marmo ha conquistato in epoca contemporanea archistar come Zaha Hadid grazie alla sua bellezza, alla sua resistenza e alla sua versatilità. Presente in una gamma cromatica che va dal grigio chiaro al nocciola, assume denominazioni diverse in base alla distribuzione, alla dimensione e all’orientamento dei resti organici che lo caratterizzano diventando Aurisina Fiorita, Aurisina chiara, Lumachella, Granitello, Roman Stone e Fior di Mare.

Per toccarlo andate ad Aquileia dove a partire dal I secolo a.C., il calcare di Aurisina divenne il materiale maggiormente utilizzato e ancora oggi visibile nella piazza dell’antico foro romano e nella banchina del porto che si trovava sul lato orientale della città lungo il corso del fiume Natissa.

All’epoca romana risale anche la pietra Piasentina, una roccia sedimentaria calcarea, estratta soprattutto nel comune di Torreano, ma presente anche nella Val Natisone. A consacrarla nel 1556 è Andrea Palladio che la utilizza per edificare l’Arco Bollani, entrée della salita che porta al castello di Udine, e palazzo Antonini che, secondo lo storico dell’arte Giuseppe Bergamini, è “Indubbiamente il più bello di Udine, fu il primo a uscire dallo schema stereotipato delle grandi case delle ricche famiglie cittadine, a utilizzare un autorevole progetto e a introdurre nel periferico Friuli ritmi e moduli dell’architettura nobiliare veneziana”.

La tradizione estrattiva di oltre 2000 anni è sicuramente una caratteristica della nostra regione, ma non l’unica. Forse non tutti sanno che il Friuli Venezia Giulia potrebbe detenere il primato italiano anche per la varietà cromatica di pietre ornamentali: oltre alla vasta gamma dei bianchi, dalle nostre cave si estraggono marmi che vanno dal carminio del Rosso Francia al giallo ambra della Stalattite passando per il mattone del Porfirico Ramello, il particolarissimo grigio rosato del Fior di Pesco e il nero Timau.

Se volete vederne qualcuna da molto vicino cercate l'area originariamente denominata Lavoreit Ros, che si estende sul versante nord-est del Monte Lovinzola, a 1600 metri sul livello del mare. Qui dagli anni ‘20 del secolo scorso si estrae l’apprezzato marmo rosso di Verzegnis: un calcare compatto arricchito di presenze fossili usato nei mosaici, ma anche negli archi dei portoni locali e non. Mentre l’attività di estrazione continua tutt’ora in altri bacini, la prima cava a cielo aperto dopo la dismissione è diventata proprietà del Comune e meta di uno scenografico percorso attrezzato che da Sella Chianzutan conduce in quota, alla scoperta di una risorsa lapidea strettamente intrecciata con questo territorio e la sua gente. Realizzata recuperando tracciati e manufatti che facevano parte dell’antico processo estrattivo, la via del marmo di Verzegnis è infatti anche una sorta di museo a cielo aperto di archeologia industriale e un’imperdibile testimonianza di storia locale.

Il Friuli Venezia Giulia è fatto soprattutto di paesi, alcuni dei quali piccolissimi e abitati solo da qualche migliaio di persone o anche meno. Qui nelle costruzioni tradizionali, l’uso degli elementi in pietra da taglio era utilizzato solo per la realizzazione dei portali, delle finiture esterne e degli elementi decorativi. I muri a pezzatura mista erano invece costruiti con i “claps” i ciottoli, presenti nei numerosi torrenti, nei terreni alluvionali circostanti e nei depositi morenici collinari. Per vederli ancora perfettamente conservati visitate Clauiano: passeggiando in questo suggestivo borgo potrete ammirare l’antica architettura rurale con le case e i portali costruiti con i sassi del torrente Torre e le pietre provenienti da Medea, dal Carso e dalle valli del Cividalese. Nello stesso materiale è anche la Chiesa di San Marco che risale al Trecento e si trova ad est del borgo, lungo una strada che da Cividale portava ad Aquileia.

E i famosi castelli e manieri di cui parlavamo all’inizio? abbiate pazienza saranno i protagonisti della seconda parte del nostro articolo. Nel frattempo iniziate a progettare la vostra gita nella più piccola, ma non per questo meno interessante regione del Nord-Est e ricordatevi che, soprattutto nelle materie prime, prossimità fa rima con qualità!