Pietra naturale: la parte del nostro mestiere che quasi nessuno conosce. [capitolo 1]

Ogni lastra in pietra vera che vedete posizionata sul pavimento, sulla facciata esterna di un’abitazione o sotto un portico, ha alle spalle un lungo percorso che inizia nella cava. È qui che la pietra nasce ed è qui che noi decidiamo i primi e fondamentali passaggi del complesso ciclo produttivo che la porterà nelle case e negli spazi dei nostri clienti.

Per chi se lo stesse chiedendo, non realizziamo l’escavazione del giacimento, ma essere regolarmente presenti nelle cave che abbiamo selezionato ci consente di vedere cosa la natura offre di volta in volta: anche se l’esperienza e i mezzi meccanici aiutano, l’uomo non ha mai il controllo totale su quello che ricaverà dalla parete rocciosa. Per scoprirlo è necessario estrarre il materiale lapideo; solo dopo potremo intervenire e decidere quale sarà il suo destino che non è immediato, ma si realizzerà in molti mesi e altrettante fasi, spesso poco note anche chi si occupa di interior design e progettazione.

Perché i tempi sono così lunghi? Dovete sapere che ci sono tre tipi di cave: a cielo aperto, a fosso e a galleria. Sebbene non manchino esempi di cavatura in sotterraneo, la maggior parte dell’attività estrattiva avviene in superficie. Le cave all’aperto sono, però stagionali e lavorano solo da maggio a ottobre. Questo significa che tutto il materiale lapideo commercializzato e posato nei mesi invernali deve essere scelto e immagazzinato quasi con un’intera stagione di anticipo, grazie ad una rete di contatti che coinvolge proprietari di cave, segherie, magazzini, laboratori di taglio e viene gestita direttamente e in prima persona da noi.

Partiamo dall’inizio. I procedimenti di cavatura sono diversi a seconda del tipo di materiale che si deve estrarre, ma accomunati dall’obiettivo: distaccare dalla parete rocciosa il cosiddetto taglio primario, un enorme parallelepipedo di centinaia di metri cubi che viene raccolto e ribaltato da una benna azionata a macchina sul piazzale di deposito. Qui avviene la stagionatura ovvero l’evaporazione di una parte dell’”acqua di cava”, l’umidità naturalmente posseduta dal blocco, per ridurla a valori compatibili con i cicli di lavorazione successivi.

Per concludere questa prima operazione servono almeno una decina di giorni, ma solo dopo che la bancata verrà sezionata in elementi di forma idonea ad un’ispezione della massa rocciosa, delle sue venature e delle possibili fratture nascoste, si potrà capire se è davvero “vincente” ovvero in grado di ricevere le successive lavorazioni e soddisfare la richiesta del cliente. Ottenere questo risultato non è scontato. Al di là dei difetti oggettivi, anche una marcata discontinuità cromatica - frequente in alcune tipologie di pietra come le rocce metamorfiche, tra cui i marmi - può essere un problema: i rivestimenti devono essere uniformi. Se dobbiamo realizzare un pavimento con pietra a spacco abbiamo bisogno di un preciso spessore, ma non sempre l’omogeneità corrisponde all’andamento del verso di taglio.

Ecco perché è fondamentale essere in cava nel momento in cui “si fa il filo al blocco” ovvero quando le fette ricavate dalla bancata sono ritagliate e riquadrate per sfruttare al meglio le loro dimensioni e caratteristiche estetiche. La selezione delle porzioni migliori e la loro riduzione in blocchi commerciali è l’ultimo passaggio che avviene in cava e quello in cui noi entriamo fisicamente in scena individuando e segnando con le nostre iniziali i blocchi che vogliamo riservare ai clienti.

La nostra azione è, però già iniziata molti mesi prima visionando i bacini estrattivi, fidelizzando il rapporto con i cavatori, aggiornandoli su quello che vogliamo e invitandoli a contattarci quando il livello dell’estrazione ha abbastanza probabilità di coincidere con la nostra richiesta. A volte si tratta di una richiesta puramente ipotetica che anticipiamo sulla base dell’esperienza, ma, come vi dicevamo all’inizio, questo è l’unico modo per realizzare il pavimento con la pietra desiderata dal committente anche nei mesi in cui le cave sono chiuse.

Considerato che trattiamo circa 50 tipologie di pietra, tenere i contatti con tutti i giacimenti sparsi nelle varie regioni d’Italia e non solo, è già piuttosto impegnativo, anche in termini di tempo, eppure la lastra finale a questo punto è ancora un blocco di qualche tonnellata.

Quali sono i passaggi successivi? Dove vanno i blocchi una volta lasciata la cava e come facciamo a realizzare tagli e finiture rispettando tempi che ancora non conosciamo? Ve lo raccontiamo nel prossimo articolo! Continuate a seguirci oppure venite a trovarci: vi sveleremo di persona l’ultima parte della storia!