Pietra naturale: la parte del nostro mestiere che quasi nessuno conosce. [capitolo 2]

Nello scorso articolo abbiamo iniziato a raccontarvi le fasi meno conosciute della lunga filiera produttiva che trasforma la pietra naturale in rivestimento ed eravamo arrivati al momento finale dell’attività in cava: la riquadratura.

cava col martin blocchi pietra

La riquadratura riduce nel volume e nel peso il blocco di pietra rendendo più agevole la sua movimentazione, il trasporto e le successive lavorazioni. Questo passaggio produce, però circa un 25% di scarto per ogni singolo blocco: già in questa fase dobbiamo dunque considerare quali saranno le dimensioni finali del rivestimento da realizzare. In caso contrario il materiale potrebbe risultare insufficiente o non avere un’adeguata uniformità delle caratteristiche tecniche ed estetiche.

Dalla cava i blocchi che abbiamo selezionato con le nostre iniziali e il verso di taglio – che servirà per ottenere la massima esaltazione e valorizzazione degli attributi grafici e cromatici – partono verso la segheria. Il materiale non viene, però necessariamente lavorato subito, dobbiamo attendere che il telaio per il taglio venga predisposto con lo spessore giusto per i nostri blocchi. Nel frattempo il materiale rimane stoccato nel magazzino della materia prima: questo implica la necessità di considerare un ulteriore intervallo di tempo; di avere a disposizione diverse segherie e di mantenere con loro un contatto costante.

Tutto l’impegno è, però ripagato dal risultato: ultimata la fase di taglio e la calibratura - che serve ad ottenere lastre con uno spessore omogeneo - abbiamo a disposizione le lastre e i semilavorati di partenza per la produzione della maggior parte dei rivestimenti in pietra e siamo in grado soddisfare qualsiasi tipo di richiesta in ogni periodo dell’anno, anche quello in cui le cave sono chiuse.

Il ciclo produttivo della pietra non è, però ancora concluso. Al prodotto finito manca la lavorazione di superficie: un passaggio essenziale che può valorizzare o compromettere tutto il lavoro fatto fino a qui.

La lavorazione di superficie è la cifra distintiva che connota la valenza espressiva di un materiale lapideo esaltando o al contrario attenuando il suo colore e la sua tessitura sia a livello visivo che tattile. A guidare la scelta tra le moltissime finiture è la tipologia della pietra, la destinazione d’uso e il risultato estetico desiderato. Marmi, graniti, ardesie, travertini, beole hanno caratteristiche diverse, alcune finiture potranno eseguirsi su certi materiali e non su altri, con un effetto che sarà differente da pietra a pietra anche rispetto alla medesima lavorazione.

Conoscere la pietra in questa fase è d’obbligo, ma non basta: se alcune finiture di superficie possono essere realizzate anche nelle segherie, i dettagli e determinate tecniche sono necessariamente manuali. Non c’è macchinario per quanto evoluto in grado di eguagliare la naturalezza, l’omogeneità e la cura che l’opera artigiana dona alla pietra. Poter contare e collaborare con dei veri e propri maestri del materiale lapideo significa dare ai nostri clienti il meglio del rapporto tra natura e uomo.

Nei laboratori le lastre vengono anche numerate seguendo il verso in modo da ottenere un rivestimento armonioso e uniforme. La pietra vera non è creata industrialmente come quella artificiale, ogni lastra è unica e diversa, dobbiamo quindi predisporre in anticipo, attraverso un disegno, quello che viene chiamato l’ordine di posa ovvero l’ideale combinazione cromatica che trasformerà il rivestimento lapideo in un elemento decorativo.

Alcuni ulteriori interventi verranno effettuati anche in fase di posa, altro momento in cui competenza, esperienza e manualità sono fondamentali, ma con la lavorazione di superficie possiamo definire concluso il ciclo produttivo della pietra.

C’è ancora un’ultima informazione che ci teniamo a darvi chiudendo il cerchio da cui siamo partiti. Le cave spesso sono concettualmente associate allo sfruttamento del territorio e delle sue risorse. Oggi invece è possibile garantire la compatibilità ambientale in tutte le fasi dell’attività estrattiva, limitando gli impatti sull’atmosfera, sull’ambiente idrico, su suolo e sottosuolo, su paesaggio, flora e fauna. Quando una cava viene dismessa, i proprietari si impegnano inoltre a ripristinare la situazione preesistente riempendo i vuoti con gli scarti di lavorazione o altro materiale lapideo e piantumando i pendii così da creare un nuovo ambiente con caratteristiche simili a quelle del paesaggio circostante. Noi collaboriamo esclusivamente con questo tipo di cave: amare la pietra significa amare la natura e non potremmo mai sfruttare la fonte del nostro benessere.

Se anche voi desiderate dei materiali che portino nei vostri spazi la bellezza, l’energia e l’armonia della natura veniteci a trovare: sceglieremo insieme quelli che meglio rappresenta il vostro stile e vi racconteremo la lunga storia che li ha portati fino a voi!